Una delle rovine delle nostre civiltà è l'espressione "sii te stesso" con tutto quel che ne deriva (per primo: il fatto che se uno è stronzo, essere se stesso ne esalterà la stronzaggine; ma in ogni caso - poiché nessuno è perfetto - essere se stessi significa non far niente per migliorare e migliorarsi). Non bisogna essere se stessi: bisogna cercare di essere qualcun altro, immaginato o esistente; un modello, inventato o visibile.
Per questa ragione, ammiro molto l'applicazione di alcuni nel mostrarsi migliori di quello che sono, o addirittura nel cercare di esserlo. Di non fare le cose a cui li spingerebbe "l'istinto", ma di scegliere quelle che ritengono più "giuste", e di esporle nella forma più equilibrata e intelligente, nascondendo il più possibile le proprie presunzioni, certezze e vanità.
Per questa ragione, ammiro molto l'applicazione di alcuni nel mostrarsi migliori di quello che sono, o addirittura nel cercare di esserlo. Di non fare le cose a cui li spingerebbe "l'istinto", ma di scegliere quelle che ritengono più "giuste", e di esporle nella forma più equilibrata e intelligente, nascondendo il più possibile le proprie presunzioni, certezze e vanità.
E' curioso scoprire come una persona che tutto sommato apprezzo, nonostante le sue amicizie, certe posizioni e certe uscite discutibili, esprima un concetto tanto in antitesi con le mie convinzioni. Per me essere se stessi è condizione imprescindibile nei rapporti sociali: aiuta a capire, a fidarsi o a cautelarsi, a fare selezione, a non annacquarsi.














